lunedì 9 giugno 2014

Horror rosa

Apprendo questa mattina, con mia somma gioia, che, finalmente, una regista italiana si avvicina al genere horror e ne tira fuori un bel film. Si, avete capito bene: regista donna e per di più italiana. Stiamo parlando di Rossella De Venuto che, sfidando i grandi maestri italiani del brivido (Dario Argento, Mario Bava, Lucio Fulci, ecc.) intraprende un interessante debutto di genere con il film "Controra - House of Shadows". Romana ma di origini pugliesi, ambienta il film proprio nella soleggiata Puglia dove, un'artista di successo di nome Megan (irlandese) arriva con il marito italiano Leo per prendere possesso della casa lasciata qui in eredità dallo zio di lui. C'è un piccolo problema: nella casa non sono da soli...
Il film ancora non l'ho visto e non posso dare un giudizio ma mi riempie di gioia il fatto che una regista si prenda finalmente la briga di giocare su un terreno (cinematografico, si intende) che fino ad ora è stato governato da soli uomini (sia a livello nazionale che internazionale). Per di più è molto interessante, a mio avviso, questo ambientare una storia così "gotica" e "spettrale" in una Puglia anche troppo soleggiata dove, di certo, non ci aspettiamo simili eventi. Il risultato dovrebbe essere un piacevole straniamento e un eccitante senso di disagio. Complimenti a Rossella De Venuto quindi, che contribuisce a dimostrare che possiamo fare veramente di tutto, anche quando pensiamo che "certe cose le fanno solo gli uomini"! Intanto vi sparo il link del trailer qui sotto...e se c'è qualcuno che quest'anno va in Puglia per le vacanze attenzione alla "controra" :D



venerdì 6 giugno 2014

Donne nell'arte. Per la serie "sedotte e abbandonate": Agar!

Tra le tante protagoniste ed eroine rappresentate nell'arte, una di quelle che da sempre mi ha più colpito è Agar. Già dal significato del suo nome, la poverina doveva capire che la sua non sarebbe stata un'esistenza facile. Agar, infatti, significa "straniera". Ma facciamo un passo indietro.
Abramo e Sara (sì proprio loro, quelli che appaiono nel libro della Genesi) sono una coppia felice. A quanto si dice lei era bellissima, tanto che Abramo, per paura di essere ucciso da qualcuno che voleva sua moglie, fà dichiarare a Sara che lei è la sorella e non la sua consorte. C'è un unico problema: Sara è sterile. Ci provano e ci riprovano ma niente. Ora, visto che all'epoca non esisteva la procreazione assistita, l'utero in affitto, ecc. ecc, Sara ha una super genialata e pensa bene di offrire al maritino la sua schiava egiziana. E qui entra in gioco la povera Agar. Serve assolutamente che Abramo lasci su questa Terra la sua progenie e, come avrebbe detto tanti secoli più avanti Machiavelli, il fine giustifica i mezzi. Sara offre, senza mezzi termini, Agar in moglie ad Abramo e Abramo, zitto zitto, fà quello che dice la moglie e si presta al "sacrificio" di copulare con Agar. La bella e giovane schiava egiziana, fertile e in salute, rimane subito incinta e dopo nove mesi, sforna un bellissimo maschietto e lo chiama Ismaele. Ma non è finita qui. A 90 anni ormai suonati Dio concede a Sara il dono di un figlio. Un altro bel maschietto che prende il nome di Isacco. Ovviamente scatta subito la gelosia nei confronti di quella poveraccia di Agar che, in fondo, non c'entrava proprio nulla. Sara comincia a dare il pilotto ad Abramo e gli martella la testa (come solo noi donne sappiamo fare) finché lui, non sopportandola più, decide di mandare via Agar e il suo figliolo. Che brutta faccenda! Agar si incammina verso il deserto di Bersabea insieme ad Ismaele, dotata solo di una pagnotta di pane e una borraccetta da bici colma di acqua. Non è che le prende l'ansia...di più! Ad un certo punto, quando lo sconforto è al massimo, decide di mollare il fanciullo sotto un cespuglio e di allontanarsi perché non vuole vederlo morire. Ma io dico...proprio nel deserto ti dovevi incamminare? Va bene forse non c'era tutta questa scelta. Ma Dio decide di aiutare Agar e le invia un angelo il quale le dice di aprire gli occhi e di smetterla di disperarsi perché l'Altissimo ha grande progetti per Ismaele. Lei apre gli occhi e vede una grande pozza d'acqua dove abbevera suo figlio. E tutti vissero felici e contenti...o quasi!
In quante ci siamo sentite come Agar? Lei è la campionessa delle "sedotte e abbandonate", la "donna usata e poi gettata" per eccellenza, la disperata capitata nel posto sbagliato e nel momento ancora più sbagliato, bersaglio dei capricci di Sara. Certo noi non ci incamminiamo nel deserto dopo l'abbandono ma il percorso è arduo lo stesso...lacrime a fiumi, attimi di isterismo, shopping sfrenato, numerosi barattoli di Nutella consumati in poco tempo e la cosa bella è che non arriva nessunissimo angelo a salvarci! 
E gli artisti di tutti i tempi? Erano tutti uomini! Come l'hanno rappresentata la povera Agar? Secondo loro l'arte come poteva rendere giustizia a questa fanciulla dal cuore spezzato? Vediamo qualche esempio:


Giovanni Carnovali, detto il Piccio, tra il 1838 e il 1840, dipinge questa bellissima tela dedicata al momento in cui l'angelo (piuttosto bruttino direi) dice ad Agar di prendere in braccio il figlioletto (che, ormai piuttosto grandicello, con quella borraccia vicino alla testa, sembra più un adolescente dopo la sua prima sbronza) e di farlo bere dalla pozza fatta apparire da Dio. Il Piccio, si sà, fu uno dei protagonisti della stagione verista italiana e, tanto per non smentirsi, rappresenta Agar nel pieno di una reazione super realistica. Pare infatti che stia dicendo: "mi prendi per il c...?". Tutto sommato, comunque, è un bellissimo quadro, con una luce soffusa, colori smorzati e una dolce malinconia.


Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, è sempre stato uno dei miei pittori preferiti. Visse e lavorò nel pieno '600 e, da professionista qual era, non poteva non dedicare almeno una delle sue numerose tele ad Agar. Ma lui, al contrario di tanti altri, non scelse l'episodio del deserto ma quello in cui Abramo ripudia la schiava egiziana. Guardare questo quadro mi mette addosso sempre un po di disappunto. Agar è quasi spavalda nel suo guardare Abramo quasi come se stesse pensando "spero che spenderai tutti i tuoi soldi a Imodium"! Ismaele è disperato, povero bimbo. Abramo alza una mano e con l'altra indica la strada ad Agar. E' fortemente accigliato (lui eh) e vuole apparire in tutti i modi freddo e distaccato. Ma chi mi fa rodere di più è Sara! Lei non appare quasi mai nelle varie rappresentazioni di questo episodio ma il Guercino decide di infilarcela e, da genio qual era, la sbatte all'estrema sinistra della scena, dietro la colonna, come una comare che spia una scena imbarazzante e la rende ancora più antipatica. "Mo sei contenta Sarè?" gli dirà dopo Abramo. Bella prova artistica però mio caro Guerci. Non solo è eccellente la tecnica e i colori ma fantastica è stata la scelta di come trattare il tema. Good!

Anche nel '700 non poteva mancare chi si dedicasse a rappresentare la nostra amica Agar. Questa volta ci pensa Pompeo Batoni (si sembra la marca di un sapone però si chiamava così) pittore neoclassico, in eterna sfida col Mengs. Nel 1776 sforna questa bellissima opera. A differenza del Piccio che spedisce Agar in un posto poco ospitale (il deserto appunto) Batoni pensa bene di inviarla in un'oasi, a mio avviso, da sogno e le fa apparire un angelo che più angelo non si può: biondo, elegante, con movimenti fluenti...sembra quasi di respirare il suo soave profumo. In fondo Pompeo era un vero gentiluomo, cosa vi aspettavate? Agar è bellissima. Certo un'egiziana bionda è un po un controsenso. Ha una stola arancione ampissima (pensa che caldo) ed emana quasi un senso di rilassatezza estrema (notare la posa) ma elegantissima. Tutto il quadro esprime eleganza, tranne quel poraccio di Ismaele che, a sinistra del quadro, giace inerte come se fosse tornato alle sei di mattina dalla discoteca più sbronzo dell'Ismaele del Piccio. Ma vogliamo parlare dei colori? Dell'aria che sembra di respirare solo ammirando questo capolavoro? Delle bellissime ali dell'angelo? Insomma: Pompeo 10 e lode!

Molti altri artisti hanno profuso il loro impegno e le loro capacità nel rappresentare questo episodio. Sono contenta per Agar: magari se ne è dovuta scappare nel deserto ma, in barba a Sara, rimane lei la protagonista assoluta. Siamo state tutte un po Agar in fondo no?


Il paradiso in terra...date un'occhiata!

http://www.lifebuzz.com/heaven/#!VlFAL

giovedì 5 giugno 2014

We Can Do It!

Spaziando fra le pagine del web, questa mattina, mi sono imbattuta in un articolo intitolato: "Dagli Usa all'Italia, quelle mamme in carriera che non vogliono mollare". L'articolo, apparso sulla pagina web dell'Espresso, racconta dell'attacco, lanciato dalle pagine del New York Post, alla moglie del sindaco della Grande Mela. La colpa della poverina, a detta della testata giornalistica, è stata quella di aver detto, subito dopo che è nata la figlia, di non voler sempre stare a casa con lei ma di continuare a lavorare.
Il giornale di Murdoch, ovviamente, ha pensato bene di prendere la palla al balzo per "additare" la signora De Blasio come una "cattiva mamma", incapace di rinunciare alla propria carriera per crescere i suoi figli. Meno male che c'è chi non la pensa così e reagisce, dimostrando una non comune solidarietà tra donne. Infatti, l'anchor woman di Bloomberg Television, Stephanie Ruhle, con alle spalle una lunga esperienza a Wall Street dove, di certo, non si faceva intimorire dall'ambiente prettamente maschile, inveisce contro il quotidiano affermando che è assolutamente possibile essere mamma e dedicarsi contemporaneamente alla carriera, senza dover tralasciare nessuna delle e due e senza apparire un genitore snaturato. Afferma anche che bisognerebbe che ogni donna la smettesse di cercare di essere perfetta in ogni ambito della propria vita perché questo non è possibile e, d'altronde, i nostri figli e mariti ci amano comunque, anche se non eccelliamo in tutto e abbiamo mille difetti.
Molto bello questo intervento della Ruhle ma, a mio avviso, ancora più bello e positivo che una donna italiana sia intervenuta nella questione e abbia detto la sua. Parliamo di Valeria Fedeli, vice presidente del Senato in quota PD, la quale, prendendo le fila dal commento dell' anchor woman americana, si dice assolutamente vicina all'esperienza della first lady di New York e afferra l'occasione per parlare della condizione delle donne in Italia, specialmente a livello lavorativo. Lei ha cresciuto due figlie e, nello stesso tempo, ha continuato a coltivare la sua carriera. Tanto di cappello a una delle poche che ci è riuscita!
Insomma partendo da New York e passando per l'Italia, la solfa non cambia. Anche se negli Usa, probabilmente, la situazione non è proprio la stessa che nel Bel Paese.
Non serve elencare statistiche per rendersi conto che la donna non è tutelata e aiutata come dovrebbe essere. Basta guardarsi intorno, nella propria quotidianità. Siamo tra gli ultimi paesi in Europa per presenze femminili nei ruoli di potere e, per farci entrare nella politica, c'è stato bisogno di imporre le cosiddette "quote rose". Personalmente lavoro in un ambito prettamente maschile e, ogni giorno, posso fare certe constatazioni. Eppure penso che, davvero, le donne possano dare tanto e di più. Possono dare un contributo veramente importante a questo paese che sembra sempre più vecchio, sempre più attaccato a concetti ormai obsoleti. Basta pensare agli episodi di razzismo e all'omofobia. Le donne, se più presenti in ogni ambito di questa società, potrebbero davvero offrire una ventata di novità. 
Ma fino a quando non vengono create condizioni sociali, economiche e culturali (come afferma la Fedeli) giuste nei confronti delle donne, questo non avverrà mai. Non avverrà fino a quando anche noi stesse non la smettiamo di pensare che "tanto lì non ci posso arrivare perché ho una vagina" oppure "quella ci è arrivata perché chissà a quali compromessi è scesa". Possiamo essere manager e mamme nello stesso tempo senza sentirci in colpa e dobbiamo avere la responsabilità di essere noi le prime a capirlo e a metterlo in pratica. Possiamo scardinare errati preconcetti che portano alla inevitabile discriminazione. Basta crederci e affrontare le nostre sfide.
Se fossimo meno impegnate e cercare di mettere su il culo come quello di Belen e crederemmo di più al nostro ruolo fondamentale governeremmo il mondo!

mercoledì 4 giugno 2014

Prova costume non ti temo!

Oggi voglio parlare di uno dei tanti, tantissimi aspetti dell'universo femminile, uno di quelli che ogni anno, più o meno intorno allo scoccare della primavera, comincia a terrorizzare milioni di donne: la prova costume! Questa ignobile, maledetta. Passato il 21 marzo (equinozio di primavera) il cervello delle femminucce comincia a immaginare scene apocalittiche, nelle quali si arriva in spiaggia e, subito dopo tolto il pareo, i numerosi bagnanti presenti si girano automaticamente e inesorabilmente a guardare la ciccia in eccesso, strabordante (sempre secondo dette femminucce) che invade la sabbia intorno a loro. E allora? Panico! Panico più completo. Panico che viene alimentato e veicolato, ovviamente, dalla tv.
Durante quelle poche ore che mi concedo davanti al tubo catodico ho notato che, in questo periodo, una pubblicità su tre parla di questa santa prova costume: partiamo dalla tizie della pubblicità di Pesoforma che mentre stano chiudendo delle zip a vestiti che andrebbero bene solo a Barbie versione anoressica, ti dicono che ti puoi sentire bene solo se stai in forma! Ma esattamente...quale sarebbe sta forma? Pelle attaccata alle ossa? E già qui rimani perplessa! Passiamo ad un altro spot. Questo mi ha fatto letteralmente girare non vi dico cosa. Guardi la tv e ti appare una tizia visibilmente denutrita che, facendo un sorriso che sembra più una smorfia da colica, ti dice: "pancia piatta? Ci vuole del sano movimento (e a questo punto inizia a saltellare come un canguro zoppo) e tanti sacrifici!" Nel momento in cui spara questa frase alza un piatto bianco, enorme a mio avviso, con dentro della tristissima verdurina e un paio di carote lesse se non sbaglio. Però lei, tutta contenta e orgogliosa del suo fisico a manico di scopa, alla fine ti dice che si concede ogni giorno un vasetto di Activia...un vasetto di Activia? Ma mangiati un bel piatto di pasta scemaaaaaa (questo è il mio solito commento). 
Ne ho elencati solo un paio ma, guardando la tv, vi renderete conto che di questi spot ce ne sono davvero tanti. E ti martellano. Ti fanno sentire inadeguata, perché inevitabilmente corri a guardarti allo specchio e, naturalmente, ti rendi conto che la situazione non è certamente quella che ti aspettavi. La prima volta che ho visto la pubblicità dell' Activia ho pensato all'effetto che poteva fare su una ragazzina di 15 anni, magari un pò rotondetta e non troppo sicura di se stessa (come tutte le adolescenti d'altronde). Bé direi che non è un messaggio proprio "salutare". Ti dicono in continuazione che sei inadeguata, che per essere bella devi essere magra (super magra), che se non sei in forma al mare non ci puoi andare e che finché non perdi peso non ti sentirai mai bene con te stessa. Ma chi ve l'ha detto? Donne svegliatevi!! Al mare nessuno vi guarda e a nessuno frega nulla se avete la cellulite o la pancetta perché tutti abbiamo dei difetti e nessuno di noi incarna la perfezione! Manco quelle della tv! Quindi andate tranquille e continuate a mangiare quel gustoso gelato mentre guardate queste stupide pubblicità.
Apprezzo molto, invece, chi si serve del proprio successo e della propria visibilità per combattere queste convinzioni sbagliate come la modella "curvy" +Elisa D'Ospina  che si impegna ad aiutare le donne ad accettare di più il proprio corpo e cercando di far capire che per essere bellissime non è necessario pesare 20 kg e ammazzarsi di palestra. Proprio come dice lei (che è bellissima tra l'altro) adottate la vostra cellulite! E voi che ne pensate? Sfogatevi!!!


martedì 3 giugno 2014

Quando stai per iniziare qualcosa, ricorda: non vedere tutta la scala, inizia facendo il primo passo

Ok ci siamo! Finalmente mi decido a intraprendere questa nuova avventura di aprire un blog. Non lo so neanche perché lo sto facendo ma così mi sento e, quindi, seguo il flusso. Ogni tanto mi viene una voglia incontrollata di scrivere e quindi questa cosa del blog la vedo principalmente come uno sfogo ma chissà...magari potrebbe diventare qualcosa di più! In realtà non so bene neanche di cosa parlerò...magari attualità o della condizione delle donne nel mondo. Potrei parlare di cinema, di letteratura o ispirarmi alla fashion blogger Chiara Ferragni e pubblicare le foto di come mi vesto la mattina. Magari non avrò perennemente scarpe Chanel ai piedi ma sicuramente sarò molto più vicina alle comuni mortali che si vestono da H&M! Insomma, come ho anticipato con la frase del titolo, non sto a guardare la meta ma, intanto, salgo il primo gradino. Stay tuned!